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Dalle parole di un viaggiatore"Il popolo che ce la può fare" - Route Planner Travel

Dalle parole di un viaggiatore”Il popolo che ce la può fare”

12 May 2015
“Ci sono dei momenti, nella vita di ognuno di noi, che rimangono impressi in maniera vivida anche a distanza di anni. Questa sera scorrendo delle fotografie scattate in quel Nepal che qualche anno fa avevo girato in lungo e in largo, mi e’ tornata alla mente la sensazione provata un giorno davanti allo Stupa di Bodnath, appena fuori Kathmandu, quando avevo passato un pomeriggio intero osservando i rifugiati tibetani che vi giravano intorno pregando. Tanti paesi che ho visitato mi sono sicuramente rimasti nel cuore, ma pochi in maniera cosi’ profonda come questo. Il Nepal, per qualche motivo particolare, era entrato dentro di me. E mi ero giurato che ci sarei sicuramente tornato.
Ancora non ci vorrei credere. E’ cosi’ profondamente ingiusto. Madre Natura ha scagliato tutta la sua forza brutale contro uno dei popoli gia’ piu’ martoriati al mondo, dell’Asia in modo particolare. E in pochi secondi si e’ presa un bottino di migliaia di vittime. Villaggi distrutti, devastazione generale. Ma non si e’ voluta accontentare, la sua furia ha travolto i capolavori secolari dell’arte hindu’-buddhista di cui il Nepal rimane l’unico esempio al mondo di sincretismo religioso. Le meravigliose Durbar Square della valle di Kathmandu, patrimoni dell’Unesco, ridotte a cumuli di macerie.
Decisamente non ci voleva.  E’ come se questo popolo venisse perseguitato ad oltranza da una serie di sfortune che gli impediscono di riuscire a superare la sua condizione, di poter finalmente camminare nel mondo con le sue gambe. Ricordero’ sempre i nepalesi tra le persone piu’ cordiali ed accoglienti dei miei viaggi in Oriente. Un popolo cosi’ povero eppure cosi’ spiritualmente ricco. E con questo senza ricorrere a frasi fatte. Una poverta’ che mantiene quella forte dignita’ che accomuna in generale i popoli orientali.
In questo sconcerto generale nemmeno la prospettiva buddhista dell’impermanenza del tutto, cara al popolo nepalese, fornisce facilmente consolazione. Eppure rimane forse l’unica chiave di lettura possibile. Il mondo in cui viviamo e’ soltanto un’illusione, tutto e’ destinato a transitare, noi soffriamo perche’ attaccati a tante cose che percepiamo come vere, ma che in realta’ non esistono. Anche quegli ottomila metri di sublimi montagne finiranno un giorno in banale pulviscolo. Non e’ il momento di perdersi in speculazioni filosofiche che vanno avanti da 2500 anni, anche perche’ troppo profonde e complicate, troppo totalmente fuori dalla nostra visione del mondo. Eppure il buddhismo, scomposto nei suoi minimi termini, non e’ affatto quella filosofia che puo’ apparire cosi’ pessimista, cosi’ del “beh, allora e’ tutto inutile”… Perche’ proprio da questa consapevolezza deve invece partire l’azione, qui ed ora, non bisogna aspettare.
Con questa visione spero quindi che questo paese, avendo toccato il fondo, possa finalmente pian piano sollevarsi. Al momento pero’, per potercela fare, ha bisogno anche del nostro aiuto. Il resto poi deve venire, e verra’, da se’.
Nicola – viaggiatore e volontario in Nepal nel 2012